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Editoriale di Giacomo Casti Stampa E-mail
lunedý 09 luglio 2007

San Sperate e il suo mare - Storie bugiarde

Per iniziare, e a scanso di equivoci: qui, da noi, i bugiardi piacciono poco.
Potendo scegliere – e possiamo scegliere -  preferiamo le persone oneste, leali, a volte schiette fin quasi all’offesa, ma mai infide, mai traditrici.
In breve, preferiamo la verità; o meglio, preferiamo le verità.
E qui le cose si complicano.
Si, perché la pluralità delle voci, e delle opinioni e quindi delle verità – per inciso, la vera ricchezza del genere umano – implica proprio l’impossibilità del vero assoluto.
Si tratta, solo e sempre, di capire dove sta il giusto e il compatibile, e di come condividerlo. E sono cose che cambiano, di volta in volta, e noi con loro.

Insomma, esistono i dati oggettivi ma vanno interpretati, esistono le versioni dei fatti e ce ne sono di più e di meno attendibili, ed esistono anche i rapporti di causa ed effetto, che vuol dire che per capire qualcosa spesso bisogna andare molto indietro nel tempo.
Si dirà complicato, ma necessario.
E poi.. esistono le storie. E qui le cose, per fortuna, si fanno più semplici.
Verrebbe da aggiungere, a maggior precisione, che se i bugiardi ci piacciono poco, apprezziamo invece e molto i produttori di frottole, gli inventori di fole, i costruttori di storie.
Perché non è la stessa cosa, e basta intendersi.

Quando raccontiamo o ascoltiamo una storia, che sia a teatro, al cinema, in un romanzo o anche in pizzeria con gli amici, diamo fiducia all’attore del caso affinché ci accompagni nel mondo che sta costruendo (anche) per noi,  tutto vero o tutto di fantasia che esso sia.
Se è un buon narratore, il nostro attore ci darà delle coordinate “di lettura”, senza dover per forza dirlo in esplicito, ma facendoci entrare ed accomodare nei meccanismi della sua visione. E se, appunto, è un buon narratore, la sua finta verità sarà quello che ci porteremo a casa a viaggio concluso, che si sia letto Il Maestro e Margherita o visto Pulp Fiction o ascoltato un monologo di Marco Paolini o riso a una salace barzelletta al bar sotto casa.
Sembra – di nuovo! - complicato, ma non lo è: esistono le verità ed esistono le menzogne, ci sono falsità che sono nocive e altre che non lo sono, ed esiste qualcosa che chiamiamo Storie bugiarde, come quest’anno retro-intitoliamo la quarta edizione di Cuncambias.

E giusto per spararle forti fin da subito, il vero titolo recita: San sperate e il suo mare, come a dire che tutto è possibile, se decidiamo che è così (e vedrete come, in qualche modo, tutto sarà davvero possibile..).
Il mare di San Sperate, e il golfo di Cuncambias in particolare, sono stavolta pescosi come non mai, ricchi come sempre di incontri, scambi, sperimentazioni, di modi di pensare e fare il teatro, e la musica, e i libri e persino i sogni. Anzi qualcuno, a questa edizione, si è sognato persino un giornale, e poiché da queste parti i sogni diventano realtà, lo avete già sottomano pronto da sfogliare.
San sperate e il suo mare è dunque un titolo, una suggestione, un invito, fors’anche una bugia, ma una di quelle bugie che se raccontate da uno solo fanno poco, se raccontate da tanti, da tutti, diventano cambiamento e verità.
Senza dover per forza portare il Poetto qui da noi. O forse…

 
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