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RivoluAzioni - Editoriale di Fabrizio Carta Stampa E-mail
lunedý 21 luglio 2008

A ben pensarci tutte le rivoluzioni sono disperate; alcune poi si possono vantare di essere state anche disparate. Sono ad ogni modo tutte accomunate da un fattore comune: la voglia di cambiamento. Ci sarebbe anche da discutere sul fatto che il cambiamento sia davvero avvenuto; o ancora che da una situazione di malessere si sia poi passati, effettivamente, ad una di benessere. Queste, comunque, sono cose che stabilirà solo il tempo.

 

Prendi un manipolo di uomini, una idea che non riesce a stare ferma, un  po’ di voglia di cambiare e…ed ecco fatta una rivoluzione!!

Certo così detta è molto semplice, ci sono aspetti più crudi e terribili, ma è anche vero che estremizzando al massimo, il concetto può andare bene.

Quando parliamo di rivoluzione un po’ ci si spaventa, quasi fosse una parola che riporta a cose più grandi e distanti dal nostro mondo, in realtà ognuno di noi ne ha vissuto una. Pensiamoci per un attimo. Rivoluzione vuol dire anche cambiamento, trasformazione, rinnovamento, mutamento: ecco dunque che anche nel nostro “piccolo” siamo stati  protagonisti (alcune volte inconsapevoli) e registi (consapevoli) delle nostre rivoluzioni quotidiane.

Tuttavia, ragionando per così dire a freddo, le rivoluzioni degli ultimi anni non si può dire che siano state grandi successi: quelle politiche, economiche, sociali sono miseramente fallite senza prova d’appello e la cosa è sotto gli occhi di tutti. Pensiamo, ad esempio, al fallimento di  quelle ideologie politiche poste, nientemeno, a fondamento di alcuni Stati; od ancora ai mutamenti geopolitici avvenuti negli ultimi 20anni ( Ex URSS – Ex Jugoslavia). Si potrebbe continuare ad elencare una infinità di “fallimenti” ma ci rincuora il fatto che l’idea primordiale, quella che ha generato la rivoluzione, era pura, genuina e mirava ad un reale e positivo cambiamento delle cose.

Eppure in mezzo a tanti insuccessi c’è una rivoluzione riuscita, vera, concreta, genuina, quella che ci da allegria ogni volta che ne sentiamo il suono o ne vediamo la miriade di colori e di versioni che sono state create: la rivoluzione della motocarrozzella (o motocarro come preferite).

Ebbene sì… l’unica rivoluzione veramente riuscita, altro che ideologie e teorie basate sul niente.

Il motocarro: prodotto in decine di versioni, a quattro ruote, aperti, chiusi, ribaltabili, con rimorchio, variante taxi o trasporto cose, usato dai privati e dagli Enti pubblici… ecco l’unica vera rivoluzione che tutti noi possiamo toccare con mano e, cosa non meno importante, non ci ha mai deluso. Pensare che la Guzzi lo fece nascere senza tanta convinzione da una moto (i primi modelli erano senza tettuccio), il suo nome, infatti, trae origine proprio da questa.

Incredibile, davvero incredibile, in mezzo a tante rivoluzioni disperate una rivoluzione allegra, felice ed inoltre, a ben pensarci, anche il motocarro ha dato un contributo concreto a far nascere i nostri (permettetemi) murales!!!

Si perché anche il comune di San Sperate annovera nel suo parco mezzi un bel motocarro color blu…che viaggia carico di tinta, pennelli, cemento e fantasia, fluttuando tra strade e murales , con il sole e con la pioggia…

Pensando al motocarro viene facile capire il mistero ed il segreto del perché alcune   rivoluzioni riescano, mentre altre non raggiungono la loro meta.

Falliscono perché perdono di concretezza vivendo in un lembo di teorie confuse ed astratte, che non riescono a prendere forma quotidianamente davanti ai nostri occhi; non ci danno alcun beneficio se non quello dell’illusione che stimolano ma che svanisce ancora prima di poterla godere.

Nessun pessimismo…siamo pronti (o almeno dovremmo esserlo) per un’altra rivoluzione… anzi due: la prima è che il prossimo anno uscirà in commercio una nuova versione di motocarro. La seconda è quella di poter vedere,finalmente, due “persone” che si baciano sulla strada , senza che questo comporti il giudizio disgustato di qualche puritano, che poi magari la notte, sapendo di non poter esser visto, sogna a luci rosse.

Infine vorrei ritornare, solo per un momento, alla vera rivoluzione e permettetemi di farlo appellandomi direttamente al primo cittadino del nostro paese, affinché promuova una vera, grande e sconvolgente riforma: “Signor Sindaco il motocarro del comune è vecchio e stanco … e allora … e allora rivoluzione diSperate…

Si cambia il motocarro con uno nuovo. Magari color pesca!”

Viva la rivoluzione (del motocarro ovviamente!!!).

Fabrizio Carta 

Ultimo aggiornamento ( venerdý 25 luglio 2008 )
 
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